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QUALCHE INFORMAZIONE SULL'ORIENTAMENTO PSICODINAMICO  RELAZIONALE E DELL'ATTACCAMENTO

Come nasce?

La psicoanalisi relazionale prende vita negli Stati Uniti degli anni '80, nel tentativo di integrare i principali modelli teorico-clinici post-freudiani che ponevano l'attenzione sull'interazione, la relazione e lo scambio intersoggettivo nello sviluppo dell'individuo e della personalità.

Tra gli autori di riferimento della psicoanalisi relazionale troviamo: L. Aron, S. Mitchell, J. Davies, P. Bromberg, S. Ferenczi, J.D. Lichtenberg, F.M. Lachmann e J.L. Fosshage, E. Atwood e R. Stolorow.

Cosa pensa?

Secondo questo approccio, l'individuo può essere compreso solo se considerato all'interno del contesto sociale, ambientale e relazionale in cui è inserito e in cui si sviluppa.

A tal proposito, la mente e l'esperienza soggettiva dell'individuo emergono e si sviluppano grazie alle interazioni e alle relazioni significative che si instaurano a partire dai primi anni di vita (diade madre-bambino; relazione individuo-contesto familiare) e nel corso dell'esistenza (diade clinico-paziente; relazione individuo-contesto sociale).

E' nell'incontro con l'ambiente e con l'Altro che originano e si organizzano i processi emotivi, le funzioni mentali, gli affetti, i contenuti psichici, i comportamenti, le rappresentazioni di sé e del proprio corpo, l'identità e la personalità.

Particolare attenzione viene posta al corpo, al suo movimento, a ciò che sente, memorizza, trattiene, a ciò che comunica, esprime e mostra. 

Nell'incontro tra le menti avviene l'incontro con il corpo e le sue sensazioni (e viceversa).

Riassumendo quanto detto sopra, nel modello psicoanalitico relazionale ciò che viene valorizzato e posto in primo piano è la complessità dell'individuo, dei suoi modi di essere, di sentire, di esprimersi e di relazionarsi con il mondo.

Cosa e Come lo fa?

In quest'ottica, l'incontro tra clinico e paziente offre la possibilità di fare esperienza di sé e dell'altro in un luogo sicuro e non giudicante, creativo e stimolante in cui poter essere libero di esplorare, riflettere, sbagliare, apprendere e cambiare.  

In questo spazio creativo, interattivo e intersoggettivo è possibile comprendere, ricercare e negoziare significati di sofferenze, sintomi, bisogni, vissuti, situazioni; trasformare, creare o espandere le modalità di esperire i propri stati corporei, le proprie emozioni, i propri sentimenti e i propri pensieri, grazie all'esperienza di una relazione significativa con il clinico  caratterizzata da autenticità, spontaneità, condivisione, cooperazione, co-costruzione e condivisione di un percorso psicologico e terapeutico in cui obiettivi e processi vengono continuamente negoziati e adattati all'interno della relazione stessa.